introduzione
Il volo delle Nazioni Unite da Kabul atterra all'aereoporto di Islamabad in perfetto orario. Il controllo del bagaglio e' particolarmente accurato: arrivo dall'Afghanistan e non ho l'aria di chi si e' fatto la barba ieri. I due grassi poliziotti della narcotici pachistana controllano i visti. Non quadra. Chiamano un giovane 30enne in borghese.
Pigiama e' "in borghese" a Islamabad.
Gli passano in mano il passaporto, gia' aperto alla pagina dei visti. Anche a lui non sembrano regolari. "Allora, sei arrivato a Islambad, sei rimasto una notte, sei ripartito per Kabul, ci rimani tre settimane, torni qui un'altra notte e riparti. Perche'?" - "Non ci sono voli diretti Honk Kong- Kabul. Sono atterrato qui per cambiare volo" -
"E cosa ci sei andato a fare a Kabul? Eh?" - alza la voce - "L'Afghanistan e' un paese pericoloso! C'e' la guerra! Io sono ricco! Sono ricco. Eh? Non vado a fare le vacanze a Kabul! Perche' tu ci sei andato?" - "E' il mio lavoro" -
" Ah si? E che lavoro e'?" - e finalmente si decide a indagare sulla mia nazionalita' guardando la copertina del passaporto - "Diplomatic Pass? Sei un diplomatico?" - "Se c'e' scritto." - "Ahhh!" - sogghigna - "Sei in incognito!" - "Se fossi in incognito, non viaggerei con un passaporto di servizio" - La risposta lo zittisce. Parlotta con i due poliziotti e si incazza con loro per non aver letto subito del passaporto. I due si premurano di controllare meglio il mio zaino e la borsa. Sono convinto di dargli una scusa per fermarmi quando trovano il poster di Massoud, che ho preso a Kabul per finire gli ultimi 2 dollari rimasti. Invece sorridono e alzando il pollice, esclamano "Ahmad Shah Massoud! Great man! Number one". E' la stessa cosa che mi hanno detto i poliziotti a Mazar al Sharif.
Strano il destino degli amati dalla propria gente.
Non trovano nulla. Non perche' non ci sia nulla da trovare.
Continua











